Articolo: Problematiche causate dalla tensione fasciale.

La tensione fasciale  responsabile delle problematiche posturali ed energetiche del corpo.

di Adriana Poliseno

Con il termine fascia, si intende lo strato di tessuto connettivale che circonda e avvolge ogni struttura corporea. Ogni osso, muscolo, nervo,  vaso linfatico o sanguigno,  è circondato da uno strato di tessuto connettivale  il cui compito è di sostenere, proteggere e  connettere  le strutture che avvolge e con cui si intrinseca,  per creare un continuum, dall’osso alla pelle, dalla testa ai piedi, da un organo al tessuto muscolare.

La fascia non  costituisce solo rivestimento per le strutture corporee, ma penetra profondamente all’interno delle stesse, formando forme cave che reggeranno organi e viscere.

Anatomicamente,  in passato, era considerata come un tessuto inattivo, con la sola funzione di permettere lo scivolamento dei vari piani superficiali e profondi tra di loro. Oggi,  nella nuova visione della bio meccanica,  la fascia,  proprio grazie alla sua azione di “connessione”, diviene parte di tessuto fondamentale per lo studio e la valutazione di sintomatologie che investono il  benessere fisico, muscolare, energetico, motorio, posturale, emozionale  portamentale e comportamentale.

Le cause delle lesioni o restrizioni fasciali,  possono essere molteplici, dalle semplici aderenze cicatriziali, alle lussazioni, torsioni, fratture, processi infiammatori che interessano organi o nervi, così come le tensioni dovute da stress emotivi,  che modificano le risposte endocrine ormonali o le risposte nervose dei muscoli interessati all’espressività delle emozioni, come  tristezza, rabbia, o delle azioni, l’attacco o la fuga.

Sintomatologie come dolori muscolari, crampi, tendenza alle distorsioni, cambiamenti posturali, cambiamenti della forma fisica con ipotonie o ipertrofie, significativamente sono spesso correlate ad una disfunzionalità meccanica della fascia,  con punti di trazione della stessa che compromettono sia energeticamente, sia nella bio meccanica, la funzionalità dei tessuti dei vari distretti corrisposti alla fascia interessata alla sofferenza.

Cosa mi fa comprendere un cambiamento dell’assetto fasciale?

Dolori muscolari continui che spesso si spostano da un punto all’altro del corpo, dolori nei muscoli adiacenti organi e/o visceri con una sensazione di corrispondenza tra le parti, cambiamento della postura con difficoltà di recupero. Il dolore fasciale è un dolore che si riconosce per la sua caratteristica di profondità e di forma pungente, come una fitta,  uno spasmo o,  come spesso mi riferiscono,  come punte di spada che sento infilarsi nel corpo. Comportamenti posturali adattati per comodità, storte o cadute continue, cambiamento del tessuto connettivo con tendenza ad inestetismi come  ipotonia o ipertrofia, sono il più delle volte manifestazioni di un interessamento fasciale.

La fascia,  immaginata come una sorta di calza elastica che avvolge i vari segmenti muscolari per il loro contenimento e coordinamento, con un’estensione che va  dalla testa ai piedi, risponde in modo riflesso come spasmo prima, e in modo adattivo dopo, come cambiamento della sua forma ed elasticità verso qualsiasi trauma che interessa anche un solo segmento muscolare.

La continuità vista come tempo, in cui la fascia dovrà sempre più adattarsi ad un muscolo contratto o ad una articolazione lesa, porterà l’interessamento della tensione fasciale  in un raggio di estensione che si propagherà sempre più, dal muscolo  interessato alla continuità della sua linea.

La sua integrità ed elasticità, consente al corpo di mantenere una integrazione fluida tra una richiesta bio meccanica del corpo,  ed una richiesta di compensazione costante nell’adattamento posturale.

Una tensione fasciale limita la capacità del movimento muscolare e ne sovraccarica lo stesso, con conseguenza di un dispendio energetico, dove il movimento non diventa più attivazione del benessere metabolico ed energetico, ma diventa sofferenza fisica, limitazione espressiva, con riflessi sul  tono dell’umore, pigrizia, insofferenza, tendenza al nervosismo, scarsa capacità reattiva, sensazione di inadattamento posturale e comportamentale.

Come si lavora la fascia.

L’operatore fasciale, in  via primaria, identifica l’origine della restrizione fasciale,  ascoltando il tono dei tessuti come fluidità ed  elasticità.  Osserva la forma,  la postura e l’atteggiamento del corpo,  per permettergli di valutare se coesistono aree di tensione e restrizione della fascia in più parti, per poter scegliere quella primaria al primo trattamento e allo sbroglio del tessuto seguendo un ordine di lavoro in senso anatomico e bio meccanico.

Il trattamento può essere compiuto in ogni parte del corpo. Si esegue su tappetini o sul lettino. I movimenti dell’operatore, eseguiti con nocche o gomiti oppure attraverso trazioni, sono finalizzati alla mobilizzazione della tensione e alla sua liberazione.

Il cliente aiuta l’operatore con la respirazione e la presenza, la sua coscienza riportata sulla parte tesa e sofferente, è fondamentale, per riconoscere con l’aiuto del corpo e del contatto,  l’eventuale condizione emozionale o traumatica, che potrebbe essersi intanata in quella tensione, oltre ad ascoltare il cambiamento percettivo della parte trattata, che ne viene nell’immediato durante già il primo trattamento mio fasciale.

Nell’immediato ne consegue una libera circolazione dell’energia che era intrappolata nella compressione fasciale, condizione indispensabile per l’armonia corporea e del benessere fisiologico e salutare.

La liberalizzazione dell’energia intrappolata nelle  briglia della fascia compromessa e contratta  insieme ai muscoli, faciliterà la riorganizzazione dei tessuti profondi, con un conseguente cambiamento fisiologico, biochimico,  funzionale Más e comportamentale dei vari distretti tessutali annessi a quello fasciale.

La sensazione post trattamento passa da una condizione di dolenzia muscolare prima, ad una sensazione di cambiamento posturale dopo,  con un M. susseguirsi di  continue sensazioni nuove di benessere che si esprimeranno nei giorni a seguire.

Il corpo cambia, il viso recupera un’espressione di benessere, l’atteggiamento corporeo,  che ne viene di conseguenza diventa messaggero del pensiero:

“ Sono finalmente integrato con il mio corpo ”