Integrazione posturale come percorso di cambiamento.

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A cura del Dott. Marco Montanari Psicologo, Psicoterapeuta di Bologna, docente del corso di Integrazione Posturale Miofasciale.

Molti di noi desiderano cambiare, essere più rilassati, diventare più sani, più vitali. Ricerchiamo un tipo di vita diversa e siamo impegnati in molti progetti per migliorarci, mentre una parte di noi ostinatamente resiste contro qualsiasi reindirizzo fondamentale della nostra vita.

Questa parte di noi, che rifiuta di lasciarsi andare é presente, sul piano fisico, come una “corazza“. La paura, il dolore e la confusione induriscono e desensibilizzano il nostro corpo creando questa “corazza”, costituita da atteggiamenti molto strutturati come ad esempio collo duro, cefalea, schiena dolorante, pancia trattenuta, spalle curve, fianchi debordanti. La “corazza” può essere generata da sentimenti troppo controllati, sofferenza nascosta, rabbia trattenuta, paura, stress.

Fritz Perls fondatore della gestalt therapy afferma: “tutta la vita è caratterizzata da questo gioco costante di equilibrio e squilibrio all’ interno dell’ organismo” (Fritz Perls, Gestalt therapy, 1973). Una delle principali difficoltà di questo lavoro corporeo, allorché vogliamo cambiare, è legata al fatto che questa corazza è prevalentemente inconscia: continua a controllarci anche quando tentiamo di modificare parti di noi stessi.

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L’integrazione posturale lavora direttamente sui muscoli,  sulle posizioni fisiche, sulle posture, sull’organizzazione del sistema fasciale, sui movimenti e sulle emozioni, al fine di trasformare tale struttura attraverso un percorso di riappropriazione di ciò che era celato dentro di essa. Ancora Fritz Perls: “Il fine della terapia consiste nel far sì che il paziente non dipenda dagli altri, e scopra fin dal primissimo momento che può fare molte cose, molte più cose di quelle che crede di poter fare(Fritz Perls, Gestalt therapy, 1969a).